venerdì 25 ottobre 2013

ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO USA-UE: UN’ALTRA MAZZATA PER LA NOSTRA ECONOMIA

A grande richiesta, oggi inauguro una nuova linea editoriale di questo blog, basata su articoli più brevi e notizie più circoscritte. Ciò non significa che non cercheremo di volta in volta di tirare le conclusioni e fare una sintesi degli argomenti trattati, ma questo avverrà come quando si costruisce un grande mosaico partendo da piccole tessere sparpagliate e disperse. Ogni tessera deve essere collocata al posto e al momento giusto per avere una visione d’insieme sempre più obiettiva e chiara di ciò che sta accadendo intorno a noi. E cominciamo subito con la più stretta attualità: l’accordo di libero scambio in corso d’opera fra Stati Uniti e Unione Europea, il quale è stato di recente messo in discussione sia dai francesi che dai tedeschi a causa della “rumorosa” e più che mai “tempestiva” diffusione dello scandalo Datagate. Inspiegabilmente, i servizi di spionaggio francesi e tedeschi si accorgono solo oggi che l’intelligence americana, attraverso il programma NSA (National Security Agency), controllava da anni ogni foglia che si muoveva in Europa. Come mai? E’ una pura coincidenza che questa indignazione unanime dei paesi europei sia arrivata proprio a conclusione degli accordi di libero scambio, oppure c’è dell’altro?



Innanzitutto chiediamoci il motivo per cui i paesi del NAFTA (North American Free Trade Area, l’area di libero scambio sancita tra Canada, Stati Uniti e Messico nel 1993, che prevede la libera circolazione di merci e capitali, ma limitazioni ai movimenti migratori dei lavoratori) vogliono proprio oggi stringere un accordo commerciale con i paesi dell’Unione Europea. Il motivo è abbastanza semplice: sfruttare il caos istituzionale europeo e la costante rivalutazione dell’euro nei confronti del dollaro, per penetrare nei nostri mercati e mettere ulteriormente sotto pressione i lavoratori e i produttori europei. Considerando i tassi di cambio attuali, i prodotti agricoli ed alimentari americani o canadesi potrebbero addirittura costare fino al 25% in meno di quelli francesi o tedeschi o italiani, mettendo seriamente a rischio l’esistenza della filiera dei piccoli e medi produttori europei, che in assenza di una politica di dazi doganali all’importazione avrebbero meno strumenti per difendersi da questo tipo di concorrenza valutaria. Chi si avvantaggerebbe invece? La grande distribuzione e i grossisti, che potrebbero importare a costo più basso i prodotti dall’America, mantenendo poi un prezzo alto in Europa e aumentando in modo del tutto arbitrario i margini di profitto. La vicenda “accidentale” dello spionaggio potrebbe quindi nascondere in realtà una vera e propria battaglia a Bruxelles fra le lobbies dei produttori e quelle dei distributori, che in questo preciso momento sta facendo pendere il piatto della bilancia a favore dei primi. Le questioni legate ad un ulteriore innalzamento della disoccupazione o al benessere dei consumatori europei non hanno invece mai avuto molto risalto in tutta questa vicenda.


Solo per fare un esempio, i bovini americani vengono allevati con l’ormone della crescita e le carcasse sono pulite con acido lattico, due pratiche assolutamente illegali nell’Unione Europea. Eppure questo inconveniente, fino ad oggi, non aveva costituito un ostacolo per i tecnocrati europei nei negoziati di libero scambio con il NAFTA, perché come detto sono molto più preminenti le ragioni del profitto rispetto a quelle riguardanti la difesa della salute dei cittadini europei. Questo serve anche per capire che in fondo le barriere protezionistiche tanto odiate dai dogmatici del libero scambio sono sempre esistite e continueranno sempre ad esistere in svariate forme per difendere i più forti dalla concorrenza dei più deboli. I regolamenti sanitari, che ai più sembrano una tutela della propria salute, sono infatti molto spesso degli strumenti discrezionali utilizzati per mettere fuori gioco a piacimento questo o quel paese concorrente: per alcuni valgono e per altri no. E un certo tipo di regolamento sanitario, soprattutto quelli nati dal nulla in alcuni particolari momenti storici di tensione internazionale, corrisponde né più né meno che ad un dazio all’importazione perché il rispetto del regolamento comporta un aggravio di costo aggiuntivo per il produttore originario che si vuole spiazzare. Alla faccia del libero scambio.   
         

Il processo di globalizzazione, iniziato formalmente con l’introduzione del WTO (World Trade Organization) nel 1995, non è mai stato infatti un accordo omogeneo e paritario tra i 157 paesi coinvolti: alcuni, quelli più forti, hanno mantenuto una propria politica economica interna protezionista per difendere il tessuto produttivo nazionale, mentre altri, quelli più deboli e sottosviluppati, hanno dovuto fin da subito abbattere i vincoli doganali e le barriere istituzionali per permettere l’invasione dei prodotti e delle multinazionali occidentali. E quella che noi chiamiamo globalizzazione non è altro che la libera circolazione nei nostri mercati dei prodotti fabbricati in paesi sottosviluppati o emergenti dalle stesse multinazionali o imprese occidentali che hanno delocalizzato per ragioni di convenienza economica (bassi costi, vincoli e salari), mentre sui prodotti locali, soprattutto alimentari, agroalimentari e manifatturieri, fabbricati nei paesi sottosviluppati di origine le politiche doganali messe in atto in Occidente, seppur in maniera blanda o sempre più camuffata da direttive o regolamenti incomprensibili, hanno continuato a costituire un argine abbastanza robusto a difesa dei piccoli e medi produttori europei e americani. Se aggiungiamo a ciò che i paesi forti, come Stati Uniti o Germania, hanno sempre sussidiato con contributi pubblici le proprie aziende nazionali, in aperto contrasto con i principi liberoscambisti della globalizzazione, ci rendiamo conto dell’importanza che hanno i diversi rapporti di forza quando si stipulano accordi commerciali internazionali: le regole valgono solo per i più deboli, mentre i più forti possono derogare come, quando e quanto vogliono.


L’aggettivo “libero” associato ad istituzioni di diritto commerciale come il “mercato” o lo “scambio” ha sempre una valenza puramente evocativa e retorica, ma poco attinente alla realtà dei fatti: allo stato attuale è libero solo colui che ha un potere finanziario e una posizione dominante tale da poter dettare le proprie condizioni alle istituzioni nazionali o internazionali, mentre tutti gli altri sono schiavi di quest’ultimo. Anche i consumatori, che a torto vengono considerati i maggiori beneficiari delle politiche di libero scambio, non sono liberi per niente nella scelta dei migliori acquisti o dei prezzi più vantaggiosi perché sono vincolati del proprio reddito, che in una situazione di concorrenza selvaggia e globalizzata fra i lavoratori del mondo, è destinato inesorabilmente a precipitare o addirittura a scomparire a causa della disoccupazione. Nemmeno colui che ha intenzione di fare impresa può essere definito libero, perché è vincolato dalle procedure burocratiche e dalle necessarie anticipazioni bancarie: se non ha qualche “amico” nelle amministrazioni pubbliche o nelle banche, difficilmente oggi una persona può portare a termine un qualsiasi progetto imprenditoriale che necessita un discreto investimento iniziale. E dire che qualcuno è libero quando è pieno di vincoli è come dire che un carcerato è libero una volta che viene considerato il vincolo delle sbarre. Pura demagogia senza senso, buona solo per accalappiare l’immaginazione e la fantasia di qualche fesso e stralunato sognatore del mercato libero, della moneta unica e della pace e fratellanza universale.


17 commenti:

  1. Bravissimo.Non meno di 45 minuti fa avevo condensato il concetto in un tw.Te lo posto sul mio blog...diamo conoscenza e consapevolezza.Con il Tuo consenso.

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  2. Caro Piero, il progetto della zona di libero scambio USA-UE non è una novità. Nelle mie ricerche "matte e disperatissime", ovviamente notturne, mi sono imbattuto in queste intervista a Mario Monti del 12/06/1995, quando era nel pieno dei lavori come commissario europeo.
    Tutta l'intervista merita molta attenzione in quanto fa capire, ascoltata a distanza di quasi venti anni, come il piano "Euroliberista" sia stato pianificato nei minimi dettagli e portato avanti in mala fede da chi non aveva alcuna considerazione dei dettami Costituzionali in materia economica e sociale e se vogliamo anche istituzionale.
    Nello specifico del tema della zona di libero scambio USA-UE ti segnalo che Monti ne parla al minuto 30.
    Ti consiglio però di ascoltarla tutta, ne vale la pena come documento storico. Il tuo fegato sono sicuro che reggerà.

    http://www.radioradicale.it/scheda/73100/73170-la-questione-del-nome-della-moneta-unica-europea-il-mercato-unico-in-vista-della-conferenza-intergove

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  3. Ok, il discorso fila. Ma come sempre vale per una parte come per l'altra. Ovvero si può ribaltare il ragionamento a proprio favore e non vederla come una difficoltà, intralcio, svantaggio o ostacolo ma come un vantaggio\possibilità.
    Chiaramente io sono una *formichina* rispetto ai flussi di danaro di una multinazionale, ma proprio oggi ho fatto un calcolo basato sul mio *primo mese* in cui mi sono affacciato sul mercato USA, canada & Australia o comunque anglofono.
    Beh... se 30 milioni di italiani, questo mese, esportavano tanto quanto ho fatto io nel primo mese (Una BAZZECOLA lo ribadisco! Spicci...) la cifra che ne esce sono 2100 MILIONI DI EURO MESE. (Mica spicci!)
    Dato e preso atto che la situazione *é così* e nel mio piccolo non posso sicuramente cambiarla, piuttosto che lamentarmi che non è giusto, è svantaggioso, Usa brutti e cattivi, ecc, ecc...
    Mi adeguo e opto per una contromossa a MIO vantaggio.
    Ecco, questo è il ragionamento che ho applicato alla mia "piccola realtà ed esistenza" ed è una *soluzione* pratica ed effettiva, nonchè praticabile al problema che mi si pone dinanzi. Ovvero impoverimento della popolazione della mia nazione\città e conseguente calo delle mie vendite (anch'io nel mio microscopico bilancio ho delle partite correnti... entrate\uscite).
    Basterebbe applicare questo in scala molto più grande. Alcuni miei clienti orafi, hanno ricevuto un sollecito a fare altrettanto la scorsa settimana. Dopo lamia spiegazione e vista la situazione italiana a TUTTI è sembrata una buona idea.
    Questo anche per constatare che gli "italiani" spesso, ragionano "ristretto" oltre che prediligere da moltissimi anni, il risucchiare soldi allo stato, comuni, province, enti... la massima ambizione del 90& di imprese e professionisti è avere a che fare con questi soggetti da oramai 50 anni. Soldi facili, tanti... solo che così facendo, negli anni, abbiamo visto i risultati... impoverimento generale a scapito di una "casta" di poche persone.
    Bisognerebbe smetterla di vedere lo stato come una vacca da mungere, un luogo sicuro dove coltivare il proprio orticello, ecc.
    Stranamente sono d'accorso con Letta su una sua dichiarazione: "abbiamo bisogno di investimenti\soldi dall'estero".
    Solo che in italia si pensa sempre che tocchi a qualcun altro fare ciò.
    Io inserita la funzione, mentalità British dico "DO IT YOUR SELF!" :-)
    Perchè se ci si lamenta e si aspetta che qualcun altro risolva i problemi, hai voglia!
    il.gem

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    1. Diventare esportatori o morire, insomma.

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    2. Io spero che le vada alla grande, ma purtroppo il suo ragionamento non sembra tenere conto del fatto che lei le sue merci le commercia con una moneta sopravvalutata e che strutturalmente non può compensare il tasso di inflazione che, per tanti motivi in Italia è più alto che in altri paesi. A meno che lei non ne abbia bisogno, i costi dei fornitori, o dei crediti bancari per non parlare dell'energia, resteranno comunque più alti di quelli dei suoi concorrenti e inevitabilmente sarà costretto a scelte dolorose per non essere messo fuori mercato. Ma mi auguro di sbagliare. ..

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    3. Allora. Io ricevo pagamenti in valute estere. L'ultimo in AUD. E li ho sul conto in AUD. decido IO quando cambiarli, con che valuta e in che momento. I miei fornitori non si trovano in EU e non hanno dei costi di gestione ridicoli
      Sui "crediti bancari", le gemme sono l'antitesi del mondo finanziario, nessuno ti da un finanziamento per comprare "gemme" e nessuno lascia gemme a credito. NON ESISTE. Se una persona vuole qualcosa, paga subito e la porta via, se non paga subito non porta via nulla. Non esistono "leva", conto vendita, debiti... ti ridono in faccia se nomini cose simili! :-D L'energia si traduce in 4 batterie ricaribili stilo AAA x macchina fotografica, 1 portatile 15W\ora 4 lampadine risparmio ennergetico 3 per le foto, 1 per illuminazione. Stando di manica MOLTO larga 1 KW\giorno=25Cent... Costo energia? Trascurabile, mica sono un rappresentante che si muove in automobile, chi si muove? Da dove? improponibile. E francamente con margini di lavoro che vanno da un minimo del 500% a un massimo del 2700% l'inflazione... beh? 0.7%? 2%? Son spicci.
      Paradossalmente margino così AMPI si ottengono sulle cose molto piccole. Unico NEO, i costi di spedizione dall'italia, parecchio alti. Ma comunque in linea con sud-est asiatico, india, ecc.
      5Ct=1Grammo e il 90% delle spedizioni sono sotto i 20GR, tariffa minima, comunque tutte massimo 20-50GR che sono 7 euro (10 dollari) massimi in ogni parte del globo. Capisco anche che esportare lavatrici, televisori o comunque merci di di medio\elevato volume e\o peso specifico sia estremamente penalizzante dall'italia, mandando fuori mercato un venditore. Dulcis in fondo, cosa che poche persone capiscono e che le gemme, NON SI PRODUCONO, non si stampano, non si "fabbricano"... non è una merce replicabile all'infinito. Quindi avere ADESSO un certo tipo di merce\gemma, non significa che tra 1 anno ci sara sempre questa disponibilità, ANZI! Tantissime cose le compri le vendi e non le vedi mai più nella tua vita. Un altro? Uguale? Mai più!
      Tu parti da un ragionamento "classico", energia per produrre, fabbrica, replicazione del bene. Dimentica tutto ciò. Le gemme sono un mondo a parte. Non hanno nulla a che vedere con i governi, nazioni, Borse, le banche, tassi di interesse, costo del danaro, finanziamento, cambi, valute, mantengono il loro valore in luogo o nazione.
      E infine, la produzione ovvero le taglierie di pietre, non sono MAI in paesi ad elevato costo del lavoro e della vita.
      Anche perchè non c'è una tradizione di lapidari millenaria in europa come nel sud est asiatico...
      India, cambogia, birmania, thailandia, hanno tradizioni di taglio e lavorazione della pietra che in europa noi impallidiamo in confronto, per il semplice motivo che le zone di estrazione sono la! in italia puoi scavare tutto lo stivale e se ne trovi UNA, sei fortunato. Molto! :-)
      Quasi tutti i siti di estrazione sono in fascia equatoriale, dove si sono verificati le dinamiche geologiche\vulcaniche più accentuate. In europa, questo non è successo e quindi no miniere. (O piccole produzioni trascurabili)
      Infine, stiamo parlando di rinunciare a circa 60 milioni di potenziali clienti, di cui la metà 30 milioni usa internet di cui 15 milioni comprano. Il "mondo anglofono" su internet ha un bacino di circa 1 miliardo di persone, di cui 500 milioni usano internet di cui 250 milioni comprano, mi dicono che l'ispanico e circa sulle stesse cifre.
      Non si tratta di costruire poi UNA FABBRICA o di avere 20\100\1000 dipendenti....
      Semplicemente di slegare la propria NORMALISSIMA busta paga dall'italia. Ovvero non dipendere dall'economia nazionale, per avere i soldi per fare la spesa. Cosa non da poco visto come va il commercio e l'economia reale in italia. Crearsi un flusso di danaro proveniente da altre nazioni, in valute estere che tali restano non è poco.
      il.gem

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  4. Abbiamo visto cosa vuol dire liberismo ed abbattimento delle bariere... GRAZIE, non fa per me!
    E credo che la buona parte delle persone se non sono rincretinite, si siano resi conto che è l'ennesima frottola.
    Mi piace ricordare una frase semplice e terra-terra, che dice: "la cultura è internazionale, MA L'ECONOMIA E' NAZIONALE".
    Pensarla diversamente, o si è in mala fede, o si hanno espliciti e non dichiarati interessi.
    O qualche d'uno ritiene che dopo oltre 10 anni di prove, non abbiamo ancora capito i giochini?

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    1. Oramai ostinarsi a pensare "nazionale" e da perdenti.
      La globalizzazione, questa cosa "TERRIBILE" non vale solo per gli altri paesi, ma anche per l'italia e gli italiani.
      Aprire un negozio, un attività, pensando di vivere con "l'economia nazionale" e da folli!
      Bisogna pensare "worldwide" oramai e non "italiano".
      Chi non lo fa o non ci riesce a pensare in questi termini è destinato all'estinzione.
      La frase "l'economia è nazionale" messi in quei termini, mi fa pensare a: "aiuti di stato, appalti, cementificazione" cose che oramai sono sorpassate e in declino.
      Chi non cambia MENTALITA' resta indietro.
      Non posso fermare le dinamiche internazionali di sviluppo degli altri paesi, i flussi migratori e di merci... e quindi non resta che ADEGUARMI. Tutto sommato anche semplice.
      Faccio presente che i 500 AUD di oggi... poi la prossima settimana, parte andranno a finire in un supermercato ITALIANO. Nell'economia che tu definisci "nazionale". E se i soldi escono e basta dall'italia... la nazione dura ben poco a livello economico.
      L'abbattimento delle barriere è già avvenuto da oramai 10\15 anni... de facto. Io non so dove compri te.. ma se ti fai un giro su internet e cerchi un attimo vedi che puoi comprare da ogni paese del mondo.
      Per dire, il GINGSENG, me lo compro intero in forma di radice dalla corea... per 20 euro... e mi basta per 3\4 anni... non in farmacia in capsule per 24 euro 30 giorni. Questa è la globalizzazione e la libera circolazione di merci... vale per i colossi\multinazionali, ma vale ANCHE PER ME!
      Una bilancia con risoluzione 1\1000 di grammo in italia costa 700 euro... ne ho comprate TRE a taiwan con 35 euro compresa SPEDIZIONE. Questa è la globalizzazione e abbattimento delle barriere. NO INTERMEDIARI.
      E questo fa si che per "avviare un azienda" e l'attrezzatura di lavoro, io posso spendere POCHISSIMO.
      Vedo che la gente, "ragiona italiano" io oramai ragiono "mondiale" e vedo che in UN MESE i risultati si vedono.
      il.gem

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    2. Diventeremo un paese di gemmologi!

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  5. Geremia
    Torno spesso in questo sito sperando di trovarlo vivo, ma un sito senza commenti è in sonno o in coma. Esprimo il mio dispiacimento perché gli argomenti sono sempre stati interessanti e trattati con serietà. Esprimo la speranza che non venga abbandonato alla deriva come un vascello fantasma sbattuto dalle onde e dalle correnti.

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  6. Geremia
    Ad intervalli sempre più distanziati torno a visitare questo sito ma trovo tutto fermo al mio commento del 24 maggio 2014, prova che tutto è ormai congelato. Me ne dispiace moltissimo e non mi resta che inviare un cordiale saluto al dottor Valerio con l'auspicio di poterlo rileggere prossimamente. Auguri vivissimi!

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  7. Ciao a tutti. È per prevenirli che la maggioranza dei prestatori di denaro è truffatori per la maggior parte. Vi dico perché lo ho vissuto. Lo hanno fuorviato più volte. Non credevo realmente più nella parola dei prestatori falsi prima che incroci il cammino della signora CINZIA Milani. mi ha conceduto il mio prestito di denaro di 4000 euro in meno di una settimana. Una somma che devo lui rimborsato entro 5 anni con un tasso di 2,5%. Grazie a lui ho potuto aumentare il mio piccolo commercio e gli sono étrenellement riconoscente per quella. Allora vegliate scrivergli al suo indirizzo qui di seguito se avete bisogno di prestito di denaro. Posso testimoniare che esistono ancora veri prestatori che hanno voglia di aiutare. Non esitate a contattarlo. È molto comprensivo. Posta elettronica: milanicinzia62@outlook.com

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  8. Nel 1981, io ed il suo coniuge ha emigrato dell'Italia verso Los Angeles, Stati Uniti, alla prosecuzione sognato d'americano.
    Mia moglie ed io, ogni due 26 anni all'epoca, erano arrivati California spiantati, non che parla bene la lingua inglese, e senza diplomi universitari.
    Erano determinati di fare fortuna nel settore del caffè, ma non è stato la mucca a latte che avevano previsto.
    Per tre anni, ho lavorato come cancelliere, pur aiutando una certa JEMES Karl portato alla giustizia ed a difendere il diritto, ed ho servito il diritto per unire la due fine. In seguito, una semplice osservazione ha suscitato un cambiamento monumentale nella loro direzione, cosa che finirà per rendere la coppia italiana molto fortunata.
    “Ho osservato che le persone che conducevano le più belle automobili erano tutte nel settore dell'abbigliamento„, io lo hanno dichiarato in un'intervista per il giornale nel 2009.
    Questa presa di coscienza ha portato la nostra coppia ad aprire un negozio di abiti che misurava 84 m ² a Los Angeles nel 1989.
    Contrariamente ai tre commerci falliti che avevano precedentemente occupato la posizione, si erano realizzati 700.000 $ di vendite nel primo anno.
    Dopo questo primo successo, hanno iniziato ad aprire nuovi negozi ogni sei mesi.
    Oggi, la catena americana di pret-a-porter realizza quasi fin da miliardi $ in vendite da partire di più da 350 negozi, e la famiglia ha una fortuna stimata a 3,1 miliardi $, secondo Forbes.
    Il mio dominio resta un'impresa familiare, con me, da servire come Presidente ed il mio coniuge come capo di merchandising. No. due ragazze svolgono anche un ruolo essenziale nella società. La maggiore, Valentina, gestisce il marketing, mentre Esther sorveglia gli elementi visivi del segno.
    “È importante che le mie figlie hanno la notizia di lavoro accanito realizzato da mia moglie e me in quest'impresa„, io hanno dichiarato al Times. Le loro figlie non sono le sole che si ispirano alla loro storia.
    “La nostra impresa distribuzione della speranza alla gente che viene qui con quasi nulla„, dò questa speranza all'immigrante senza nulla “e che è una ricompensa che mi rende modesta: il fatto che gli immigranti che arrivano America, un po'come la ho fatta, possono venire ad un negozio nel mio nome e sanno che tutto ciò è stato cominciato da un semplice immigrato italiano con uno sognato che oggi dà sousires ai disoccupati ed altri di fare qualcosa di migliori con un prestito.
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    “CHE DIO SIA AFFITTARE TUTTI I SECONDI DEL GIORNO ED IL RESTO DI IL NOSTRO QUANDO SI RESPIRA, AMEN.„

    Claudio TRANI

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